il vento nell'oliveto - Fondazione Fortunato Seminara - Maropati (RC)

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Tra i romanzi di Fortunato Seminara ho scelto di analizzare "Il vento nell'oliveto" per la sua linea innovativa rispetto ai precedenti romanzi.
Esso apparve nel 1951 nella collana "I gettoni" diretta da E. Vittorini, presso l'editore Einaudi.
Vittorini affermava di avvertire in Seminara "un senso dell'universale che il tono sommesso e impensierito rafforza invece di attenuare".
E' il dramma psicologico e non solo di un proprietario terriero, tutto racolto in un mutismo interiore.
Rappresenta una società chiusa, fatta di regole assurde e che non vuole o non riesce a capire il suo tempo con le sue novità.
La vicenda si svolge in un paese del Sud d'Italia nel secondo dopoguerra.
Nuove speranze animano il mondo bracciantile-contadino teso al proprio riscatto da una condizione di miseria e di degrado umano.
Il proprietario avverte che i contadini-braccianti lo odiano "Questi sono gli uomini che domandano l'uguaglianza e vorrebbero dettare la nuova legge, che guardano con astio la nostra ricchezza e odiano senza motivo noi......."
Campisi, un personaggio del romanzo, sente il disprezzo del proprietario, il quale non lo considera come un essere umano e l'apostrofa:
"........Mi negate la facoltà di ragionare, perchè il mio ragionamento non vi conviene......Accecatemi: così non vedo i torti e i soprusi che commettete ogni giorno contro i deboli......"
Italo Calvino scrisse su "La Repubblica" del 2 maggio 1984, il giorno dopo la morte dello scrittore "In Seminara l'amalgama del neorealismo tra stilizzazione novecentesca e tematica sociale delle classi povere si collegava più direttamente che in altri alla tradizione del verismo paesano meridionale.
Ciò che lo scrittore portava di suo era un ritmo interiore amaro e come tormentato da un oscuro rovello"
Il vento è il simbolo della speranza di riscatto della popolazione meridionale che sconvolge l'oliveto, simbolo di una società chiusa e statica.


(Gaetano Maruca)